Assistere a come le persone comuni oggi trattano e considerano il cane – un essere ridotto a peluche vivente, status symbol o intrattenitore da social – ignorando completamente ciò che è stato per millenni e ciò che continua a essere nel profondo, non può che lasciare sbigottiti coloro che hanno occhi per vedere.
Il cane non è mai stato solo un “animale domestico” o un compagno di lavoro.
Per alcune civiltà antiche era una divinità incarnata; per altre, il ponte tra i vivi e i morti, il guardiano per eccellenza, la sentinella capace di percepire e assorbire energie negative, il compagno che accompagna l’anima oltre la soglia e la protegge lungo il cammino. Custodiva il fuoco sacro, vegliava sull’invisibile e rifletteva la lealtà assoluta che l’uomo ha smarrito.
Eppure oggi lo vestiamo da Babbo Natale, lo facciamo ballare per i like, lo abbandoniamo quando diventa “scomodo”.
Lui, nel frattempo, resta, guarda, aspetta, ama, serve lo stesso.
Continua a vegliare, anche quando nessuno più crede che ci sia qualcosa da vegliare.
Arriverà il giorno in cui qualcuno alzerà lo sguardo dal telefono, incrocerà i suoi occhi antichi e ricorderà cos’è davvero?
Sono certo che quel momento giungerà per molti, ma non come una luce improvvisa: nascerà solo dopo un vero lavoro interiore, dopo aver attraversato dubbi, attriti e quello svuotamento necessario che precede ogni vera visione.
Solo spogliandosi dall’illusione della personalità, dai bisogni di possesso, di intrattenimento, di conferma sociale… potremo iniziare a percepire noi stessi e il mondo senza filtri, senza distorsioni, senza quella nebbia interiore che abbiamo scambiato per identità.
E in quello stesso istante cambierà anche il modo in cui guardiamo il cane:
non più una “caricatura”, non più un contenitore delle nostre mancanze, ma ciò che è da sempre: un essere magico e silenzioso che ci cammina accanto da migliaia di anni.
Con affetto,
Alex